I CICCIONI
ESPLOSIVI
di Pelagio D'Afro
(edizioni Montag)


di Urlo

Nel 2003 la PeQuod pubblica il romanzo d'esordio di un autore collettivo marchigiano, Paolo Agaraff (

www.paoloaga raff.com

), intitolato "Le rane di Ko Samui". Breve ma godibile, prefato da Valerio Evangelisti, ha un discreto successo. Grazie soprattutto alla caratterizzazione dei protagonisti, tre strambi vecchi anconetani. Dopo questa opera prima, Agaraff si è dedicato ad altri romanzi e racconti, lasciando i tre vecchi a loro stessi. Tuttavia, i personaggi erano troppo ghiotti perché restassero confinati in quest'unica vicenda, meritavano di animare altre storie. Si sono fatti carico di questo compito un ginecologo di Gubbio, un docente delll'istituto "Panzini" di Senigallia e "due terzi" di Agaraff stesso. E così, grazie alla "Montag" di Tolentino, casa editrice giovane ma molto attiva nel panorama italiano, ecco disponibile in libreria "I ciccioni esplosivi" di Pelagio D'Afro (www.pelagiodafro.com). La storia è ambientata in una misteriosa Gomitona, città adriatica dotata di porto, duomo e lazzaretto, città che la bella copertina dovrebbe aiutare a individuare. Un po' di confusione? È comprensibile: sia Agaraff sia Pelagio sono autori multipli; Agaraff è trino, Pelagio è addirittura composto da quattro scrittori: Giuseppe D'Emilio, Arturo Fabra, Roberto Fogliardi e Alessandro Papini. Si tratta quindi di una nuova esperienza di scrittura a più mani, nata nel laboratorio creativo fondato da Agaraff: la Carboneria Letteraria (www.carbonerialetteraria.com). Ma torniamo a "I ciccioni esplosivi". Il romanzo, dai toni umoristici e dal ritmo incalzante, sviluppa una trama che mescola vari generi: dal noir alla commedia, dal romanzo filosofico alla fantapolitica. Il filo conduttore è uno sguardo ironico sulla nostra società, che ne evidenzia contraddizioni e grottesche pulsioni: come la fobia per gli attentati terroristici, la mania di sentirsi sodi e scattanti, la ricerca spasmodica di sesso a pagamento. Il tutto in un melange di riferimenti letterari e cinematografici, spesso nascosti e incrociati. Come suggerisce l'ammiccante citazione di Voltaire in epigrafe, i tre vecchi protagonisti sono la personificazione di un moderno Candide, alle prese con un mondo sempre più assurdo. Insomma, un romanzo sopra le righe, che usa con buoni risultati la chiave dell'eccesso e dello sberleffo.


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